CARLO CASALEGNO

(15 febbraio 1916 – 29 novembre 1977)
Carlo Casalegno

Carlo Casalegno, nato a Torino nel 1916 è stato un giornalista e scrittore italiano.

Si laureò in Lettere all’Università degli Studi di Torino insegnò al liceo Palli di Casale Monferrato tra il 1942 e il 1943. Prese parte alla Resistenza aderendo al Partito d’Azione e collaborò al suo quotidiano Italia libera, diventato poi nel dopoguerra la rivista Giustizia e Libertà. Dal 1951 al 1954 fu direttore della rivista Resistenza. Giustizia e Libertà.

Nel 1947 iniziò a lavorare al quotidiano di Torino La Stampa e nel 1968 ne divenne il vicedirettore, nonché unico editorialista di politica interna, oltre al direttore Arrigo Levi. Dal 1969 al 1977, nella sua rubrica settimanale intitolata Il nostro Stato, scrisse molti articoli su alcune questioni di attualità quali il divorzio, la laicità dello Stato e in particolare il terrorismo, chiedendo sempre la massima fermezza nell’applicare le leggi ordinarie già esistenti per combattere il fenomeno e impedire che trovasse appoggi e attecchimento nella società civile.

Nel 1976 si aprì a Torino il processo alle Brigate Rosse, di cui tra i principali imputati c’era Renato Curcio. Tale processo si protrasse in un clima eccezionalmente grave, culminato con l’uccisione dell’avvocato Fulvio Croce, che aveva preso la difesa d’ufficio dei brigatisti nonostante questi avessero minacciato di morte chi l’avesse fatto, e che proseguì con la rinuncia in massa dei cittadini chiamati a comporre la giuria popolare. In questo contesto, Casalegno coi suoi articoli esortava ognuno a non indietreggiare di fronte al terrorismo, a fare ciascuno la propria parte.

Il 16 novembre 1977 alle ore 13.55, mentre stava ritornando nella propria abitazione in corso Re Umberto 54 per il pranzo, Carlo Casalegno fu vittima di un agguato da parte di un gruppo di fuoco della colonna torinese delle Brigate Rosse formato da Raffaele Fiore, Patrizio Peci, Piero Panciarelli, Cristoforo Piancone e Vincenzo Acella. Sembra che i brigatisti avessero inizialmente pianificato di gambizzarlo ma, dopo una serie di rinvii e dopo una discussione interna alla colonna torinese, venne ucciso a causa dei suoi nuovi articoli ritenuti fortemente polemici nei riguardi della lotta armata. Nel momento dell’arrivo di Casalegno nell’androne, Panciarelli e Fiore si avvicinarono e quest’ultimo lo chiamò per farlo girare ed evitare di colpirlo alla schiena; Casalegno si voltò e venne immediatamente raggiunto da quattro colpi al volto sparati da Fiore con la sua pistola Nagant M1895; subito dopo i brigatisti si allontanarono, convinti di avere ucciso il giornalista che invece, pur avendo subito gravissime lesioni da arma da fuoco alla bocca e alla mandibola, non morì subito. Immediatamente soccorso dalla moglie, Casalegno venne ricoverato in condizioni gravissime con il volto devastato all’ospedale Le Molinette. Nonostante un apparente miglioramento, il vice-direttore di La Stampa morì il 29 novembre 1977, dopo 13 giorni di agonia.

In quel frangente a Torino si cercarono di organizzare manifestazioni di solidarietà: la sera seguente all’attentato, il 17 novembre, ci fu una manifestazione popolare di cittadini contro il terrorismo a piazza San Carlo con la partecipazione di alcune migliaia di persone. Tuttavia tra gli operai della Fiat non sembrò manifestarsi grande sdegno per l’agguato: allo sciopero subito indetto presero parte in pochi ed alcuni operai rilasciarono ai giornalisti dichiarazioni di indifferenza per la sorte di Casalegno.

Ogni settimana la direzione del quotidiano La Stampa assegna il Premio Casalegno al giornalista che più si è messo in evidenza per articoli o reportage di particolare valore: un riconoscimento intitolato alla memoria del vicedirettore del giornale simbolo dei valori della Costituzione e vittima del terrorismo.

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