Martedì 30 ottobre a Ronchi la ciclostaffetta per Giulio Regeni. Questa volta però per raccontare come è andato il viaggio ciclistico fino a Roma. “I diari della ciclostaffetta” è il titolo della serata che vedrà i ciclisti in giallo Alessio Russi, Paolo Biasi e Sandro Sandrin raccontare, anche accompagnati da fotografie, la loro esperienza nel corso...
Martedì 30 ottobre, torna la Ciclostaffetta per Giulio Regeni a Ronchi dei Legionari
Martedì 30 ottobre a Ronchi la ciclostaffetta per Giulio Regeni. Questa volta però per raccontare come è andato il viaggio ciclistico fino a Roma. “I diari della ciclostaffetta” è il titolo della serata che vedrà i ciclisti in giallo Alessio Russi, Paolo Biasi e Sandro Sandrin raccontare, anche accompagnati da fotografie, la loro esperienza nel corso dell’impresa “A Roma per Giulio”, che ha attraversato l’Italia, da Duino con tappa a Fiumicello fino al Quirinale: 900 km tra parole e immagini.
Sarà l’Auditorium comunale di Ronchi, alle 20.30 a ospitare l’appuntamento promosso, come la ciclostaffetta, da Fiab Monfalcone – Bisiachinbici. «Vogliamo rendere conto di quanto è successo ad amici, parenti, soci, simpatizzanti, a tutti quelli che quel 22 settembre, giorno di partenza della ciclostaffetta hanno pedalato, da Duino fino a Fiumicello, sotto la pioggia e per chi ha seguito sui social, per radio e in tv i nostri ciclisti in giallo durante le loro due settimane di discesa verso Roma, dove le due ruote sono giunte già il 1 ottobre. Sarà un’occasione – dice Bisiachinbici – per festeggiare con i nostri ciclostaffetisti il loro ritorno a casa e farsi raccontare come è andata, lontano dalle cerimonie e dai riflettori. Sandro, Paolo, Alessio, Luciano (ma non solo) ci racconteranno il loro incredibile viaggio tra la fatica della strada e l’emozione dei tanti incontri».
Da ricordare che la ciclostaffetta è nata per continuare a chiedere che venga fatta luce sull’uccisione di Giulio Regeni: a oltre due anni dall’omicidio del ricercatore italiano, il cui corpo fu ritrovato al Cairo il 3 febbraio 2016, non c’è ancora nessuna verità su quanto avvenuto. I tre ciclisti, lo scorso 22 settembre prima della partenza per Roma e nel corso di una breve cerimonia a Fiumicello, avevano ricevuto dalla mani dei genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, una lettera di cui non era stato reso noto il contenuto, ma che si sapeva fosse un appello alla ricerca della verità. Il testo è stato reso noto solo dopo l’arrivo a Roma e la consegna della lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha voluto incontrare un rappresentante dei ciclisti in giallo, i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, la sorella Irene e l’avvocato Alessandra Ballerini. Questo il testo della “lettera gialla”:
Carissimo signor Presidente, oggi siamo qua, grazie alla Sua disponibilità e alla generosità di tanti cittadini italiani che ci sono stati vicini e che hanno voluto dimostrare in modo concreto il loro sostegno e la loro vicinanza alla nostra ricerca di verità e giustizia, per Giulio. Oggi sono trentadue mesi da quando il corpo di nostro figlio è stato fatto ritrovare barbaramente assassinato al Cairo. Sapesse quanto dolore e quanta fatica ci accompagnano da allora. Nulla è stato più uguale a prima. Non siamo mai stati soli: migliaia di cittadini combattono insieme a noi per avere verità, il popolo giallo, la nostra migliore Italia che oggi ha pedalato fin qua. Abbiamo incontrato tantissime persone in diverse parti d’Italia e abbiamo ricevuto tanto affetto che noi vorremmo ricambiare in qualche modo e per questo portiamo a Lei, quale Presidente, la nostra testimonianza come segno di riconoscenza. Ma non possiamo fermarci. Abbiamo bisogno, dopo tanta attesa e tante oltraggiose menzogne che alle parole si aggiungano i fatti: dobbiamo sapere chi e perché ha preso, torturato e ucciso Giulio. Lo chiediamo non solo da genitori ma da cittadini di quell’Italia che Lei ama, rappresenta e tutela. È un’esigenza corale non una faccenda privata. Nessuno potrà ridarci Giulio ma non possiamo permettere che la nostra dignità di italiani venga offesa con bugie e silenzi. Lei, che più di tutti ha a cuore la dignità di questo Paese, dia voce a questa nostra richiesta e restituisca fiducia e onore a tutti i nostri concittadini. La ricerca della verità per Giulio, diventi un impegno per la tutela dei diritti umani come segno esemplare della serietà e della intransigenza del nostro Paese e della solidità dei suoi valori democratici. Chiediamo a Lei e a tutte le istituzioni del governo italiano di sostenere e fare sua, in modo sempre più concreto e tangibile, una richiesta che accomuna e muove cittadini di ogni parte del mondo che in Giulio si riconoscono e per Giulio si mobilitano. Noi, forse Lei lo sa, diciamo sovente che “Giulio continua a fare cose” perché muove le buone energie di questo Paese e costringe con il suo esempio a riflettere sull’inviolabilità dei diritti umani, Giulio ci costringe a decidere da che parte stare. Le chiediamo di stare dalla parte di Giulio, di tutti i Giuli e le Giulie, dalla nostra parte.
La lunga pedalata per chiedere verità e giustizia sul caso Regeni si è conclusa poi alla Camera, dove i genitori del ricercatore sono stati accolti anche dal presidente Roberto Fico.

